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Malagò, telefono spento e ultima notte di riflessioni. Giorni così non li aveva mai vissuti

Malagò, telefono spento e ultima notte di riflessioni. Giorni così non li aveva mai vissuti

Chissà se in queste settimane di accelerazioni e frenate, di notizie e smentite, di brutte figure collezionate una dietro l’altra dal pallone azzurro, già malato, ha pensato chi glielo ha fatto fare di accettare la proposta dei presidenti e candidarsi alla guida della Federcalcio. Giovanni Malagò credeva di aver chiuso il cerchio con Paolo Maldini (e Leonardo) e invece quello è stato l’inizio della fine.

La condivisione, promossa e sbandierata, è durata lo spazio dell’inseguimento a Guardiola, il solo veramente condiviso. Ma raggiungere Pep era più difficile che scalare l’Everest anche se l’ex presidente del Coni, ai presidenti delle componenti, ha spiegato che il catalano era più vicino o meno lontano, fate voi, di quanto si potesse immaginare. Pirlo è una storia diversa. Maldini e Leonardo lo hanno spinto con forza e fiducia, Malagò invece lo ha accettato tiepidamente perché, a differenza dei due ex milanisti, è uomo di mondo e ha capito in fretta quanto fosse difficile ripartire da un tecnico senza un passato e una storia da allenatore, soprattutto dopo aver accarezzato l’ipotesi di prendere il migliore. 

La Francia ha scelto Zidane, la Germania ha puntato su Klopp, noi sul quasi debuttante Andrea, che alla Juve e alla Samp non ha entusiasmato. Ma alla fine, così ha detto Malagò ai suoi presidenti, lo avrebbe accettato e avrebbe benedetto il matrimonio, dando fiducia a Maldini e Leo. Lo scandalo russo, prima ancora che quello dei figli agenti, lo ha messo in crisi. Non sapeva della sponsorizzazione russa di Pirlo. Quando lo ha scoperto, in maniera brutale, le perplessità sono diventate certezze.

Sul campione del mondo la Triade si è spezzata. Così Malagò, rispondendo a Abodi sulla brutta figura fatta dalla Federcalcio, ha dato una frecciata anche i suoi più stretti collaboratori: «Bisogna vedere chi l’ha fatta...», ha detto sibillino. Il riferimento era anche a Paolo e Leo. Due ore dopo, stimolato sull’argomento, ci è tornato sopra: «Le mie parole ognuno è libero di interpretarle come meglio crede. Devo dire che il mondo di Abodi, con cui adesso ho ottimi rapporti, non può parlare di brutte figure visto che ne ha fatte tante», e il riferimento alla politica, quella vera, è apparso più che evidente. La pace con il governo è nuovamente messa a repentaglio. 

Malagò affronterà la questione dopo aver risolto il problema più urgente: l’allenatore della Nazionale. Una scelta che farà da solo. Come da solo ha lasciato la Federcalcio, uscendo da una porta laterale per evitare i giornalisti e i curiosi. Agli amici ha confessato di voler staccare il cellulare per qualche ora. Giorni così non li aveva mai vissuti e di esperienza Malagò ne ha da vendere. Una notte da solo con i suoi pensieri e oggi risolverà l’ultimo dilemma. Dare un ct all’Italia. La riflessione sarà rapida: dare retta al suo cuore e all’amicizia con Mancini, amico e compagno di squadra a calcetto, o tentare la carta Conte. Una notte di riflessioni e poi la verità.

28 luglio 2026, 07:05 - Aggiornata il 28 luglio 2026 , 07:54

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