Economia

Wall Street, l’Ai e la grande rotazione: le cento giornate del rischio

Wall Street, l’Ai e la grande rotazione: le cento giornate del rischio

La chiamano «rotazione», ma sembra un convulso passare da un cavallo a un altro nella forsennata ricerca del massimo guadagno. In questo gioco c’è il probabile zampino dei piccoli investitori, la «clientela al dettaglio» nella definizione degli americani. Ma anche i grandi si sono dati daffare. Dice Goldman Sachs che, nella prima metà di luglio, gli hedge fund abbiano venduto titoli legati all’Intelligenza artificiale come mai negli ultimi 10 anni. Di certo avranno venduto quelli dei semiconduttori che, tra il 30 giugno e il 17 luglio, sono crollati del 18%. Sicuramente quelli delle società che producono memorie, visto che Sandisk, Micron, la coreana Sk Hinix, Roundhill Memory Etf, Marvell sono precipitati del 30-40%. Ma nello stesso arco di tempo, il settore S&P dell’Information Technology ha ceduto solo il 3,7% e l’indice S&P 500 un insignificante 0,6%. E i Magnifici 7, che a giugno avevano perso un massimo del 14%, sono rimbalzati del 4%.

Wall Street, nel complesso, gode ancora di ottima salute. Si direbbe invece che i piccoli investitori abbiano perso la testa. A sentire Vanda Research, società specializzata nell’analizzare il comportamento dei retail, questi avrebbero snobbato i Magnifici 7 per comprare «titoli vincenti» e «storie in cui credono di più». Tra questi ci sono proprio i nomi che più sono naufragati, oltre a una serie di titoli minori, come Iren o Ondas, tutti crollati, con perdite che hanno sfiorato il 30% in due, tre settimane. Per dare un’idea di così poco raziocinio, Vanda ci offre il flusso di denaro messo dai piccoli investitori su Microsoft (52 milioni), Intel (194) e Iren (56): se si considera la capitalizzazione delle tre società, per un dollaro puntato su Microsoft (salita del 5,6%), ne hanno spesi 23 su Intel e 235 su Iren (che hanno perso il 25%).
Su SpaceX, finita a 115 ben sotto il prezzo Ipo, hanno investito 320 milioni di dollari nella prima metà di luglio e si può supporre con perdite medie del 10%: o superiori al 30% se misurate dal collocamento, visti gli ingenti volumi di scambio nelle prime sedute.
Non paghi di questi disastri, lunedì scorso i piccoli investitori avevano rispolverato la vincente tattica del buy the dip (compra sui ribassi) con rialzi iniziali del 10% e oltre per i titoli dei semiconduttori: tutti vanificati a fine seduta. Ci hanno riprovato martedì e questa volta con successo: con i loro titoli più cari (come Sandisk) in rialzo del 10%, l’indice Sox (semiconduttori) del 5%, il Nasdaq dell’1,3% e l’S&P dello 0,9%. E questo nell’indifferenza totale per la guerra in Iran, con il Brent a 99 dollari, come a fine maggio, la nuova folle ondata di dazi promessa da Trump a mezzo mondo, il rendimento del Treasury al 4,7%, oltre il picco di due mesi fa, un rialzo dei tassi Fed dato per certo entro l’anno e due probabili al 57%.

E se Wall Street era salita dell’1% dopo il 14 luglio sul «sorprendente calo» dell’inflazione (Cpi al 3,5% dal 4,2%), questa volta è parsa disinteressata ai prezzi della benzina e del diesel in rialzo rispettivamente dell’8% e 13% in due settimane. Ma da mercoledì Wall Street ha ripreso a zoppicare. In ogni caso, l’euforia per l’Ai non è affatto finita. UniCredit e JPMorgan sostengono si sia trattato di una semplice correzione e di una rotazione all’interno del settore Ai: finché trionfa il «buy the dip», gli eventuali ribassi hanno il fiato corto. Pictet non vede perché le borse non debbano crescere, Ubs dispensa ottimismo, pur stimando guadagni degli indici più modesti del consenso.
Goldman Sachs proietta l’S&P a 8mila per fine anno (+7%) e a 8.300 fra 12 mesi. Tra le poche voci discordi, c’è BofA che seguita a stimare l’indice a 7.100 (-5%). Ci si chiede quanto può durare l’euforia, perché di euforia, se non peggio, si tratta, se a New York, racconta Alberto Tocchio di Kairos, nel primo giorno di contrattazione, gli Adr di SK Hynix videro quotazioni superiori del 20% rispetto al prezzo base di Seul.
L’effetto perverso degli Etf (fondi che tracciano un insieme di titoli), e specie degli Etf a leva su un singolo titolo, ha creato ampie distorsioni di prezzo e per questo la borsa di Seul (crollata del 29% in un mese) ha deciso di regolamentarne l’uso. Ma in America questo vizio è ancora virtù. 
A Wall Street le correlazioni tra i vari titoli sono crollate e le strategie long/short (posizioni al rialzo e al ribasso) non funzionano più, spiega Tocchio. La volatilità dell’indice S&P (Vix) è scesa sotto la media storica, ma quella misurata sui singoli titoli (Vixeq a 51) è ai massimi, seconda solo al picco del marzo 2020 causato dal Covid. L’analista di Btig ha calcolato che da inizio anno vi sono state 52 sedute in cui l’indice S&P 500 s’è mosso nella direzione opposta alla maggior parte dei titoli. Se la tendenza dovesse proseguire si arriverebbe a 100 giornate, il doppio di quanto si vide durante la bolla del 2000, quasi 4 volte più della media degli ultimi 30 anni: il sintomo di un mercato tumultuoso e rischioso.
La borsa si esalta per i colossali investimenti nell’Ai: 700 miliardi quest’anno, mille nel 2027, solo per i cinque grandi Hyperscaler. Considerando il resto, si superano i 2.500 miliardi. E si gioisce per crescite dei ricavi che sfiorano il 100% annuo, frutto di commesse tra due dozzine di società del settore. E poi ci sono i costi fisici per costruire le infrastrutture: il tutto richiederà finanziamenti, stimati in 7 mila miliardi nei prossimi anni. La questione non è quanto si spende, piuttosto quando si potrà vedere un ritorno, dice Tocchio. Inoltre, bisognerebbe aggiungere i maggiori costi per la difesa (specie in Europa), gli incentivi fiscali (con debiti pubblici cresciuti a dismisura), sussidi alla popolazione (vedi UK): con la conseguente richiesta di enormi capitali. Sperare in un calo dei tassi è sempre più una pia illusione.

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