Economia

Bmw taglia 8 mila posti di lavoro, le difficoltà di Mercedes e Vw, il calo delle vendite in Cina: la corsa ai ripari dell’auto tedesca

Bmw taglia 8 mila posti di lavoro, le difficoltà di Mercedes e Vw, il calo delle vendite in Cina: la corsa ai ripari dell’auto tedesca

Dopo Volkswagen e Mercedes-Benz, anche Bmw ha deciso di ridurre il proprio personale per far fronte al calo delle vendite che sta colpendo il sistema automotive tedesco. Secondo l’agenzia Deutsche Presse-Agentur, il gruppo bavarese, che nel primo semestre 2026 ha visto una flessione del 4,2% nei veicoli venduti (-20,4% in Cina), dovrebbe tagliare circa 8 mila posti di lavoro in tutto il mondo. E, secondo Bloomberg, starebbe offrendo pacchetti di incentivi all'esodo volontario ai propri dipendenti tedeschi, con un programma che dovrebbe cominciare a ottobre e protrarsi per tutto il 2027. Un portavoce di Bmw avrebbe confermato che l'azienda ha raggiunto un accordo con il consiglio di fabbrica su un programma di ristrutturazione in Germania.

La mossa Bmw, che circa un mese fa ha visto le proprie azioni ai minimi da cinque anni a causa del taglio delle stime di profitto per il 2026, segue le contromisure prese dagli altri due due colossi tedeschi, che hanno già avviato, o annunciato, programmi di riduzione del personale. Volkswagen nel suo piano di ristrutturazione prevede fino a 100 mila esuberi globali, l’anno scorso Mercedes-Benz ha impostato un piano di efficientamento dei costi che, tra uscite volontarie e revisione di altre voci di spesa, sembra aver portato i primi risultati: nel secondo trimestre 2026, di fronte a un calo del fatturato del 3,3%, sono cresciuti utile (+13%) ed Ebit (+22%) rispetto allo stesso periodo del 2025. 

I tormenti dell’auto tedesca hanno un denominatore comune: la Cina. L’aumento delle vendite in altri mercati, come l’Europa e il Nord America, non sono bastati a Volkswagen, Mercedes-Benz e Bmw per compensare il costante calo nel mercato cinese (-25,6% nel semestre per il gruppo di Wolfsburg, -30% per la casa di Stoccarda), che negli anni precedenti rappresentava oltre un terzo dei ricavi totali e fino alla metà dei profitti. Cina che, con i propri produttori, sta invece aumentando non solo le vendite interne, ma anche le esportazioni dei propri marchi nel mondo: due settimane fa, il governo di Pechino ha rilasciato i dati sull’export, dai quali si evince come a giugno i produttori cinesi abbiano venduto all’estero oltre un milione di veicoli, il 71% in più rispetto allo stesso mese del 2025. Il numero di vetture esportate nell’anno dovrebbe superare i 10 milioni, secondo le stime, più che doppiando l’export di auto giapponesi (4 milioni) e tedesche (3,2 milioni).

All’interno dei gruppi, oltre ai programmi di riduzione del personale, si pensa anche ad altre strategie per alleggerire i costi. Per Volkswagen nei giorni scorsi si è parlato della possibilità di vendere alcuni marchi, tra i quali Lamborghini: la casa di auto di lusso italiana ha chiuso il primo semestre 2026 con un fatturato di 1,74 miliardi di euro, in crescita del 7,4% rispetto allo stesso periodo del 2025, a fronte però di un calo di vetture consegnate,  (5.422, -4,6% rispetto al 2025). Un risultato più solido rispetto alla media del segmento di riferimento, che tra tutte le complessità globali ha fatto segnare un -7.7%. Ricavi in calo, invece, per Porsche (17,23 miliardi di euro nel primo semestre, contro i 18,16 dell’anno scorso), ma utile operativo in crescita da 1,01 a 1,35 miliardi. Anche per il gruppo, di proprietà di Volkswagen, la strategia di riduzione dei costi che comprende tagli al personale fino a quasi 9 mila unità sembra cominciare a dare i suoi frutti sotto la voce margini e profitti. Ma è l’unica strada possibile per la sostenibilità a lungo termine dell’auto tedesca?

29 lug 2026 | 15:22

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