Economia

Trevi, la doppia corsa di Icop e Webuild per l’ingegneria del sottosuolo

Trevi, la doppia corsa di Icop e Webuild per l’ingegneria del sottosuolo

La doppia corsa alla conquista di Trevi entra nel vivo. Dopo anni di ristrutturazione, il gioiellino cesenate dell’ingegneria del sottosuolo guidato da Giuseppe Caselli fa sempre più gola non a una, ma a ben due società che, contemporaneamente e con modalità differenti, puntano a conquistarla.
Da una parte c’è la friulana Icop guidata da Piero Petrucco, che proprio ieri ha incassato il via libera sul Golden Power: il governo non eserciterà i poteri speciali previsti dalla normativa. La società, assistita per l’operazione da UniCredit ed Equita, ha lanciato un’offerta pubblica di scambio, iniziata lo scorso 14 settembre e in scadenza il 16 ottobre, proponendo 0,133 azioni Icop per ogni azione Trevi.
Dall’altra c’è il colosso Webuild guidato da Pietro Salini, che ha lanciato un’Opa volontaria totalitaria. Intermonte, Goldman Sachs, Intesa Sanpaolo e Natixis sono consulenti finanziari. L’offerta è stata approvata dalla Consob lo scorso 15 settembre e il documento d’offerta è stato pubblicato ieri. Il periodo di adesione partirà il 28 settembre e si concluderà il 20 novembre, salvo proroghe. L’offerta prevede un corrispettivo interamente in contanti di 4,50 euro per azione, con un premio di circa il 30% rispetto al prezzo ufficiale del titolo alla data di riferimento. Il pagamento delle azioni portate in adesione è previsto il 27 novembre.

Due proposte diverse, dunque, anche nella filosofia industriale. Icop, società benefit di ingegneria del sottosuolo, vede in Trevi un tassello per costruire un gruppo più grande e internazionale, mettendo insieme competenze complementari: da una parte il microtunnelling e le opere nel sottosuolo, dall’altra le fondazioni speciali. L’obiettivo dichiarato da Petrucco è creare un «campione nazionale nell’ingegneria del sottosuolo», con ambizioni di diventare uno dei principali player mondiali. L’operazione consentirebbe inoltre a Icop di avere accesso diretto alle geografie in cui Trevi è già presente, come Australia e Spagna. La corsa arriva dopo una fase di forte crescita per Icop. Tra il 2023 e il 2025 l’Ebitda della società è aumentato di oltre il 500%, mentre il titolo ha guadagnato circa il 400% rispetto al prezzo dell’Ipo.
Webuild, in attesa di superare i passaggi regolamentari presso l’Agcm e ai fini del Golden Power, punta invece a integrare le competenze specialistiche di Trevi nelle fondazioni speciali all’interno della propria piattaforma industriale globale, mantenendo in Italia la sede operativa e il patrimonio di competenze tecniche, progettuali e manageriali di Trevi. L’operazione, spiega il gruppo, consentirebbe anche di internalizzare attività ad alto valore aggiunto oggi affidate anche a terzi e di rafforzare la capacità di presentarsi alle gare per grandi progetti complessi con un’offerta integrata. Webuild precisa inoltre che il successo dell’offerta non comporterebbe impatti sulla forza lavoro di Trevi. Sia Webuild sia Trevi sono partecipate da Cdp.
Il cda di Trevi, intanto, si è espresso lo scorso 10 settembre sull’offerta di Icop, giudicandola «inadeguata». Ma, stando a quanto affermato dallo stesso Petrucco, questa «potrebbe essere rimodulata». Spetterà ora al cda di Trevi esprimersi anche sull’offerta di Webuild. Chi vincerà? Sarà il mercato a deciderlo.

18 set 2026 | 16:25

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