Economia

Big tech, data center e maxi collocamenti in Borsa (a partire da Anthropic), cosa cambia dopo la sconfitta di Trump?

Big tech, data center e maxi collocamenti in Borsa (a partire da Anthropic), cosa cambia dopo la sconfitta di Trump?

Dopo la sconfitta di Trump, le Big Tech avranno più vincoli?
Dovranno affrontare più controlli. La conquista democratica di Camera e Senato permette all’opposizione di aprire indagini sui rapporti tra l’amministrazione e le aziende e di convocarne i dirigenti. Greg Casar, alla guida del gruppo progressista della Camera, chiede già di far testimoniare sotto giuramento i vertici dell’AI nel 2027. Il nuovo Congresso entrerà in carica il 3 gennaio: fino ad allora le maggioranze restano repubblicane.

I democratici possono cancellare la politica di Trump sull’AI?
Non da soli. Trump conserva i poteri di presidente e può mettere il veto alle leggi: per superarlo servono i due terzi dei voti in entrambe le Camere. I democratici possono bloccare nuove proposte legislative della Casa Bianca, negoziare condizioni e usare i poteri d’indagine. Ma il risultato elettorale non cancella automaticamente le decisioni già prese. «Anatra zoppa» indica un presidente politicamente indebolito, che resterà comunque in carica fino al gennaio 2029.

Perché i data center sono diventati un problema elettorale?
Perché i loro costi si sentono anche fuori dalla Silicon Valley: consumano elettricità e acqua, producono rumore e richiedono nuove infrastrutture. Le comunità chiedono quali benefici ricevano in cambio e chi paghi gli interventi sulla rete. Secondo un exit poll di NBC, la maggioranza degli elettori ha indicato i data center come un fattore cruciale o importante nella scelta di voto. E su 47 consultazioni locali censite da Redbud Consulting, almeno 38 si sono concluse a favore di restrizioni.

Adesso si fermerà la costruzione dei nuovi impianti?
Non c’è un blocco nazionale. Ma i cinque principali Stati per costruzione di data center sono ora guidati da governatori democratici favorevoli a maggiori limiti. In Texas e Georgia hanno vinto candidati che avevano proposto moratorie. Goldman Sachs stima che questo nuovo quadro politico possa interessare il 45% dell’espansione programmata. Si tratta di una stima dei progetti potenzialmente esposti a restrizioni, non della capacità che verrà cancellata. Restano possibili pause temporanee, autorizzazioni più severe o trasferimenti verso altri Stati.

Un rallentamento sarebbe un danno per tutte le aziende dell’AI?
No. Penalizzerebbe soprattutto chi conta sulla costruzione rapida di nuovi impianti, come CoreWeave e altri fornitori di infrastrutture. Potrebbe invece favorire chi possiede già data center o ha ottenuto accesso alla capacità di calcolo: se l’offerta cresce meno, quella disponibile può diventare più preziosa. Rinviare alcune spese, inoltre, potrebbe ridurre il rischio di investire troppo presto in apparecchiature destinate a perdere rapidamente valore. Il vantaggio dipende però dai contratti: ritardare un cantiere non significa poter rinviare senza costi tutti gli impegni presi.

Che cosa resta dell’accordo sulla sicurezza firmato dalle Big Tech con Trump?
L’accordo del 29 settembre resta un impegno volontario. Google, Anthropic, Meta, OpenAI, xAI e Nvidia hanno accettato controlli interni, valutazioni esterne indipendenti e la vigilanza di un comitato indipendente del consiglio di amministrazione. Il testo considera, tra gli altri, rischi informatici, biologici e chimici e accessi non autorizzati ad altri sistemi. Non introduce  obblighi di legge e sanzioni. Prevede però esplicitamente che questi impegni possano essere trasformati in norme: il nuovo Congresso potrà discuterne, ma per approvarle dovrà fare i conti con il presidente.

La maxi Ipo di Anthropic è a rischio dopo il risultato elettorale?
Per ora Anthropic va avanti con i preparativi per quotarsi in Borsa. La prossima settimana dovrebbe cominciare gli incontri con i potenziali investitori, in vista di un possibile debutto a metà mese. Il calendario può ancora cambiare, ma al momento non risultano rinvii legati al risultato delle elezioni. L’obiettivo è raccogliere fino a 100 miliardi di dollari. Alcuni investitori ragionano su una valutazione di circa 1.500 miliardi, inferiore ai circa 2 mila miliardi attesi in precedenza. Il voto aggiunge però incertezza alle condizioni in cui l’azienda dovrà crescere. Tra l’altro Anthropic ha già assunto impegni cumulativi per quasi 900 miliardi di dollari in capacità di calcolo.

E OpenAI quando arriverà in Borsa?
Non c’è una data annunciata. OpenAI aveva comunicato a giugno il deposito riservato dei documenti per una possibile quotazione. Ma Sam Altman aveva già escluso a settembre il debutto nel 2026, richiamando preoccupazioni sulla sicurezza dell’AI. Il rinvio, quindi, non va attribuito alle elezioni. Anthropic e OpenAI si trovano in fasi diverse: la prima prepara il collocamento, la seconda mantiene aperta la possibilità di quotarsi.

Quanto hanno speso i miliardari della tecnologia per sostenere candidati repubblicani?
Hanno speso molto, ma il risultato è stato deludente. I miliardari della Silicon Valley vicini a Trump hanno destinato oltre 600 milioni di dollari ai candidati repubblicani; Musk, da solo, oltre 470 milioni nelle competizioni per Camera e Senato. Greg Brockman, cofondatore di OpenAI, e sua moglie Anna hanno versato 25 milioni a Maga Inc e altri 25 milioni a Leading the Future, il comitato elettorale favorevole all’AI. Il denaro non ha impedito la vittoria democratica. Ma il voto non si può spiegare soltanto con l’AI: il malcontento verso l’intelligenza artificiale si è infatti sommato all’inflazione e alla guerra con l’Iran, due questioni al centro del voto.

5 nov 2026 | 16:05

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