Economia

El-Erian: «Il rialzo dei mercati? Una sorpresa. Ma i tassi saliranno»

El-Erian: «Il rialzo dei mercati? Una sorpresa. Ma i tassi saliranno»

«È un vero enigma. I mercati festeggiano, non è quello che la maggior parte delle persone avrebbe previsto», sostiene Mohamed El-Erian, consigliere economico di Allianz, docente alla Wharton School ed ex Ceo di Pimco.

Perché i mercati reagiscono con un rialzo alla vittoria democratica? Per il sollievo che Trump abbia accettato il risultato o perché gli investitori vedono un vantaggio economico in un governo diviso?
«È un rebus. Alcuni repubblicani del mondo finanziario si stanno grattando la testa. Vedo tre spiegazioni. La prima è che il risultato è così netto da non poter essere contestato, quindi non c’è il dramma che si temeva. La seconda è che i democratici hanno vinto con un margine tale da poter frenare il presidente su ciò che il mercato non gradisce: gli attacchi alla Fed e i dazi. La terza, che metto più in basso, è la speranza che i democratici capiscano che non si è trattato solo di voti a loro favore ma anche contro i repubblicani, e che quindi non esagerino con politiche sgradite ai mercati».

Sui dazi l’Europa può tirare un sospiro di sollievo?
«L’Europa non deve ripetere l'errore commesso dopo Trump 1.0, quando si presumeva che tutto ciò che non piaceva fosse dovuto al presidente e che prima o poi si sarebbe tornati alla situazione precedente. Questi risultati possono essere ribaltati fra due anni, a seconda di chi si candiderà per i repubblicani. L’Europa deve controllare il proprio destino, in economia come in difesa e in politica estera. Il messaggio non è di rilassarsi, ma di continuare a lavorare in questa direzione».

La sconfitta repubblicana rende più probabile un accordo con l’Iran o Trump potrebbe rilanciare il conflitto? Come va valutato il rischio sul petrolio?
«Anche qui c’è incertezza, perché le parti in causa sono tre, non due: c’è Israele. Bisognerebbe capire come andrà la formazione del governo israeliano, e serve che anche la terza parte voglia un accordo. Però, se si guarda al petrolio, il mercato sta prezzando una maggiore probabilità di intesa. La logica è chiara: il tema principale era l’economia, dentro l’economia l’accessibilità dei prezzi, legata all’inflazione, che è causata dal costo dell’energia. Il messaggio per i politici è inequivocabile: bisogna abbassare il prezzo della benzina, e sistemare la questione iraniana è un modo importante per farlo».

I rendimenti dei Treasury sono scesi all’inizio e poi hanno recuperato. Che cosa dicono su crescita e inflazione?
«Segnalano che il mercato sta cercando di capire e che per ora non lo sa. Se ieri a quest’ora avessi chiesto agli operatori che cosa sarebbe successo con una netta vittoria dei democratici, mi avrebbero risposto che i rendimenti sarebbero saliti, perché i democratici sono visti come il partito della spesa. Invece il decennale ora è sceso al 4,88%. È stata una sorpresa enorme. Per i repubblicani più convinti nel mondo finanziario è stata una doppia batosta: non solo la pesante sconfitta elettorale, ma perché il mercato ha accolto bene il risultato. Tutti si aspettavano che il mercato scendesse, ed è ciò che insegna la storia».

Cosa determinerà la direzione nei prossimi mesi?
«Non siamo di fronte al classico stallo, risultato di un Congresso diviso con Senato repubblicano e Camera democratica bloccati a vicenda. Qui c'è stata una vittoria schiacciante dei Democratici, non solo al Congresso ma anche tra i governatori. Restano aperte tre grandi incognite: cosa faranno i Repubblicani nei due mesi di transizione prima dell'insediamento del nuovo Congresso, se si affretteranno o meno ad approvare leggi; quale linea di politica economica seguiranno i Democratici una volta insediati, essendo un partito diviso al suo interno; e come reagirà Trump, se accentuando o riducendo la propria eterodossia».

Con il debito federale sopra i 40 mila miliardi, gli scontri sul bilancio e il rischio di un altro shutdown spingeranno gli investitori a chiedere rendimenti più alti sulle scadenze lunghe?
«Se mi chiede se l’Europa possa sperare in tassi americani più bassi, e quindi in tassi europei più bassi, la mia risposta è no. È probabile che nei prossimi mesi i tassi finiscano per salire. Parlo degli Stati Uniti, ma quando salgono lì l’effetto è globale».

E il dollaro?
«È difficile dirlo. Se gli Stati Uniti riprenderanno a rafforzare il loro ruolo globale, sarà positivo per il dollaro. Ma credo che si continuerà a diversificare lontano dal dollaro. Lentamente, però. Ci tengo a sottolineare la parola lentamente».

5 novembre 2026, 07:38 - Aggiornata il 5 novembre 2026 , 08:17

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