Economia

Borse su il giorno dopo le elezioni di Midterm, perdono Musk e i soci di Trump: cosa significa per l’Europa

Borse su il giorno dopo le elezioni di Midterm, perdono Musk e i soci di Trump: cosa significa per l’Europa

Vincenti e perdenti delle Midterm registrano lo schiaffo degli americani a uno dei presidenti più divisivi di sempre. Ciascuno, naturalmente, a suo modo. Ieri sono collassati i rendimenti del debito pubblico di Italia e Francia, dunque il prezzo dei titoli è esploso verso l’alto e il costo del debito stesso dei due Paesi è sceso vertiginosamente: le contrazioni di 18 punti-base (meno 0,18%, al 4,77%) dei rendimenti del decennale di Parigi e di 15 punti per quello di Roma equivarrebbero a rialzi a doppia cifra, se si trattasse di titoli azionari. Ciò rivela quale macigno sia sulla tenuta dell’Europa l’erraticità di Donald Trump. 

Non appena il presidente si indebolisce, senza uscire di scena, l’intero quadro appare più sostenibile anche per i Paesi più indebitati e a più bassa crescita. In parte la distensione è data dal calo dei rendimenti dello stesso debito americano (meno sette punti, al 4,89%), perché gli investitori pensano che un governo diviso fra Casa Bianca repubblicana e Congresso democratico non riuscirà ad accordarsi a Washington per fare più debito. Ma il recupero di Francia e Italia sui bond sovrani è molto più intenso e anticipa — chissà se a ragione — il sollevarsi della cappa di Trump sull’Europa.

Il motore immediato dietro questa dinamica è il crollo del prezzo del gas in Europa (meno 7,9%) e del petrolio nel mondo (meno 8,7% sul Brent), a sua volta determinato soprattutto dalle critiche del vicepresidente americano JD Vance alla guerra all’Iran. Gli investitori sperano ora in una luce in fondo al tunnel — meno inflazione all’orizzonte — grazie a un compromesso con Teheran che riapra gli stretti e normalizzi i mercati dell’energia. Non è strano, su questo sfondo, che anche i principali listini azionari festeggino. La speranza diffusa — chissà quanto fondata — è che le banche centrali debbano alzare meno i tassi d’interesse.

 Così l’Ftse-Mib ieri, 4 novembre, ha guadagnato il 2,69%, l’Eurostoxx50 il 2,79%, l’S&P500 di Wall Street l’1,83% a mezz’ora dalla chiusura grazie all’esplodere dei titoli Big Tech legati non solo all’AI: Microsoft (più 7%), Amazon (più 6,9%), Apple e Meta. Non a tutti però è andata così bene. Normale che siano crollate le major del petrolio (Exxon Mobil, meno 4,7%). Illuminante invece quanto a questa stagione dell’economia mondiale che siano collassati o caduti i titoli dei grandi gruppi che costruiscono data center o hardware per essi. 

Scivola Nvidia (meno 2,3% per il titolo a più vasto valore di mercato del mondo, produttore di chip per l’intelligenza artificiale); cedono di schianto le quotazioni delle società che costruiscono data center per intero: meno 9,6% CoreWeave, il cui debito tratta a prezzi bassi come se l’azienda fosse a un passo dal default. Malissimo poi anche la galassia nel mega-donatore alle campagne trumpiane e uomo più ricco del mondo Elon Musk. Le sue aziende, Tesla e SpaceX, hanno bruciato 134 miliardi di dollari in Borsa in poche ore. La ragione, anche qui, è legata al voto e soprattutto alla vittoria dei democratici in Texas per un seggio al Senato e i posti di governatore e procuratore generale dello Stato. 

Il punto non è tanto che tutta Big Tech (con l’eccezione parziale di Dario Amodei di Anthropic) si era prostrata a Trump in modi a tratti umilianti. Il riposizionamento di tutti gli ultra-miliardari di Silicon Valley è già partito. Il punto per il mercato è che il 25% della potenza dei data center dell’intelligenza artificiale da costruire sarebbe destinata proprio al Texas. Quei progetti prevedevano vari sussidi statali, oltre al trasferimento sulla popolazione locale degli extra-costi della rete elettrica da rafforzare per poter alimentare i data center stessi. SpaceX e CoreWeave beneficiano poi di tagli alle tasse per l’uso dei terreni e di una notevole tolleranza per le violazioni ambientali dei loro impianti.
Con i democratici al potere in Texas, molto di questo potrebbe cambiare. I titani dell’AI potrebbero doversi pagare da sé i propri data center e i loro costi potrebbero esplodere: esattamente lo scenario per evitare il quale Musk aveva speso, invano, 445 milioni di dollari in queste midterm.

5 novembre 2026, 07:52 - Aggiornata il 5 novembre 2026 , 08:19

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