La geopolitica non sta soffocando l’economia del mondo. Ne sta però cambiando i modi di funzionamento. Uno studio della società di consulenza McKinsey ha individuato sei caratteristiche dell’economia internazionale che raccontano come il business si stia adattando alla competizione commerciale, tecnologica, militare che guida i governi. Innanzitutto, la globalizzazione non è in ritirata: gli scambi di merci sono saliti del 6,5% nel 2025; ciò che è cambiato è la distanza che i beni trasportati percorrono, diminuita dell’8% (del 13% per gli Stati Uniti).
Secondo, il commercio si muove in due direzioni. Da una parte considera i «talloni d’Achille», cioè i prodotti più colpiti dalla geopolitica — per esempio tecnologia, materie prime, farmaceutici — e in questi casi i Paesi cercano di difendersi. Per il resto, lasciano che sia il mercato (i prezzi) a determinare i flussi commerciali. Terzo, i governi occidentali hanno realizzato di non avere investito in settori decisivi come l’energia e i semiconduttori. McKinsey calcola che negli scorsi trent’anni gli investimenti produttivi netti di Stati Uniti ed Europa sono stati in stagnazione, mentre quelli cinesi in pieno boom. In dieci casi di investimenti in settori del futuro, la società di consulenza ha stimato che i costi di breakeven occidentali sono tra le 50 e le 300 volte più alti di quelli cinesi.
Quarto, le imprese devono essere attente ai possibili cambiamenti di politiche fondamentali nelle diverse aree del mondo, per cogliere le opportunità in anticipo: crescita della produttività e aumento della profittabilità negli Stati Uniti (con attenzione al lato fiscale); riforme pro-business in Europa per mobilitare il risparmio delle famiglie; politiche a favore dei consumi in Cina.
Quinto, la centralità dell’intelligenza artificiale. L’investimento dei privati americani in Ai è di circa nove volte quello degli altri sei Paesi del G7 e della Cina combinati. Usa, Ue e Cina hanno però approcci diversi all’Ai, occorre essere veloci nel vedere le tendenze e le prospettive. Sesto, la sicurezza energetica è diventata una priorità geostrategica. Nel mondo, due terzi dell’energia si muove attraverso almeno un collo di bottiglia e un terzo passa linee geopolitiche, calcola McKinsey. La ricerca di fonti di approvvigionamento sicure e la produzione di energia in proprio (ad esempio piccole centrali nucleari per i data center dell’Ai) fanno parte del bagaglio di opzioni strategiche per chi fa business.
La competizione tra potenze ha insomma cambiato i campo di gioco. Ma le imprese, nel loro complesso, sono più robuste delle peggiori politiche dei governi. Good news.
4 nov 2026 | 17:24