Economia

Hacker nei supermercati, il big dei freezer Epta: «Rischi sottovalutati, l’industria non era pronta a un attacco simile». Cosa si può fare

Hacker nei supermercati, il big dei freezer Epta: «Rischi sottovalutati, l’industria non era pronta a un attacco simile». Cosa si può fare

«Le procedure di controllo c’erano e qualche avvisaglia di pericolo c’è stata, ma l’industria della refrigerazione non era pronta a un cyber-attacco di simili proporzioni». Carmine Infante è chief growth officer di Epta: il gruppo italiano è il principale fornitore in Europa di banchi frigoriferi, con un fatturato di due miliardi, e annovera fra i suoi clienti buona parte delle catene della grande distribuzione. Un rappresentante del comparto era presente alla riunione convocata a Palazzo Chigi dopo gli attacchi hacker che hanno colpito i congelatori dei supermercati di mezza Europa.

Come è potuto accadere un simile attacco?
«Stiamo parlando di un sistema complesso che coinvolge almeno tre attori: i produttori dei banchi come Epta, i fornitori di sistemi per connetterli e regolarne la temperatura da remoto, i gestori dei punti vendita».

Dove si sono inseriti gli hacker?
«In base alle informazioni disponibili al momento, gli attaccanti hanno sfruttato vulnerabilità nei sistemi di connessione per modificare i parametri di funzionamento e, di fatto, interrompere la catena del freddo alzando le temperature».

Di quale debolezza hanno approfittato?
«Alcuni sistemi di controllo della refrigerazione utilizzano ancora indirizzi Ip pubblici (l’identificativo visibile a tutti su internet, ndr) per collegare in rete i banchi. A quanto pare, questo è stato il punto di ingresso per gli attaccanti».

Si può chiudere questo pertugio?
«Se parliamo di connettività il rischio zero non esiste. Utilizzare una Vpn (rete privata virtuale, ndr) potrebbe però già abbassare di molto il pericolo. Più in generale, occorre aumentare la consapevolezza: il cyber-crimine non riguarda solo banche, infrastrutture energetiche, treni, ma ogni dispositivo connesso, inclusi i banchi frigoriferi».

Un mese fa c’era già stato un episodio simile in Francia: non è stato un campanello di allarme?
«Sì, noi avevamo immediatamente contattato i nostri clienti per avvisarli del pericolo e invitarli a non utilizzare Ip pubblici. In generale, però, nell’industria è prevalsa la convinzione che gli attacchi hacker riguardassero altri settori, non quello della refrigerazione commerciale. Auspico che questo nuovo attacco sia un richiamo alla realtà».

Secondo lei, dietro questi attacchi ci sono attori sofisticati?
«Delle indagini si stanno occupando le autorità. Di per sé la tecnica di attacco non è particolarmente complessa; piuttosto, è probabilmente stato condotto in due ondate e in più Paesi in modo da ottenere la massima risonanza mediatica». 

4 nov 2026 | 10:01

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