DAL NOSTRO INVIATO
ROTTERDAM —Il rumore del silenzio è musica per le orecchie dell’Inter: la squadra di Chivu spegne in un attimo il frastuono del De Kuip e gioca come se avesse Mozart in cuffia: lucida, precisa, finalmente brillante. I nerazzurri si erano quasi scordati il sapore di una vittoria tranquilla, senza fiatone.
E invece dopo la sconfitta nel derby liquidano il Feyenoord (che qui aveva battuto il Como) in una partita ancora più importante, perché serve a sistemare la classifica di Champions: il ritmo delle migliori è altissimo e i 16 punti che dovrebbero servire per entrare tra le migliori otto sono un’asticella molto alta.
Con Stoccarda e Liverpool a San Siro e nelle trasferte di Dortmund e Bratislava, servono tre vittorie e un pareggio: difficile, ma non impossibile se l’Inter da esportazione è questa: brava a salire sulle spalle dei suoi giganti, Bisseck, Esposito e Spence e a guardare dall’alto un avversario, primo e imbattuto in Eredivisie, tenuto a bada come si deve.
Ma per fare i conti c’è tempo, servivano segnali da «un gruppo sano» come lo definisce il presidente Marotta prima della partita. Chivu pretendeva risposte dalla sua squadra e le voleva subito, perché l’approccio della maggior parte delle gare fin qui è stato rivedibile.
Dopo appena 8’ l’Inter sprinta sulla destra con Spence, che comincia a rodare e a incidere, con un impatto diverso da Diouf, che quel ruolo da esterno lo ricopre per necessità non certo per vocazione. L’inglese serve Bisseck, che dal limite si inventa un tiro a giro imprendibile per zittire la curva olandese.
I nerazzurri, sempre senza Lautaro, Jones, Stones ed Henrique, non si fermano e hanno un passo diverso rispetto al derby, ma anche alle ultime quattro partite vinte col fiatone in campionato.
I due portieri provano ad animare ulteriormente la serata frizzante regalando brividi coi piedi (Ernst) e in libera uscita (Martínez), ma il portiere nerazzurro si rifà subito stoppando il talentuoso Moussa. La reazione del Feyenoord, per quanto modesta, consiglia all’Inter di affondare il colpo.
In transizione, lo scambio Dimarco-Barella da sinistra pesca Spence sulla destra e il tiro dell’ex Tottenham, deviato da un difensore nel contrasto, diventa una palombella-assist che Pio Esposito a pochi passi dalla porta riesce a colpire di testa sotto la traversa, segnando il suo terzo gol in Champions.
Anche Zielinski vuole la sua parte e dopo due tentativi prima dell’intervallo, a inizio ripresa trova un gran tiro in corsa dal limite che sbatte sul palo ed entra, consentendo all’Inter di gestire una delle sue rarissime serate senza colpi di scena.
Unico fuoriprogramma all’uscita dal campo, con la curva — critica per la sconfitta nel derby — che «chiama» i giocatori sotto la curva. Ma basta un semplice saluto da lontano, prima di imboccare il tunnel per gli spogliatoi: l’Inter, che domenica aspetta il Como, ha fretta di ripartire anche in campionato.
3 novembre 2026, 22:55 - Aggiornata il 3 novembre 2026 , 23:11