Mps ha chiuso i primi nove mesi dell’anno con un utile netto di 1,65 miliardi di euro, in crescita del 21,2% e anche il profitto netto del trimestre, sale del 14,6% a 543 milioni, superiore ai 533 milioni attesi dagli analisti. Dopo l’assemblea del 29 ottobre che ha visto respingere l’intero piano di difesa dall’Opas di Intesa Sanpaolo, il ceo Luigi Lovaglio oggi presenta al mercato i dati dei primi tre trimestri che hanno battuto il consenso del mercato malgrado i mesi difficili per la governance dell’istituto senese. Dopo la partenza stimata a dicembre dell’offerta della banca guidata da Carlo Messina, già a fine anno il Monte potrebbe avere assetti azionari diversi.
L’altro passaggio è atteso martedì con il via libera di Consob al prospetto dell’Opas di Intesa, dopodiché il board di Mps avrà tempo fino a fine novembre per valutare ufficialmente l’operazione della Ca’ de Sass (art. 103 del Tuf) dopo la prima analisi iniziale a luglio quando il cda si espresso a sfavore. «I risultati dei 9 mesi 2026 consolidano la traiettoria di crescita profittevole del gruppo» con una «solida performance operativa e commerciale» e un «elevato livello di efficienza», spiega la banca.
I ricavi complessivi sono arrivati a 6,023 miliardi, in crescita del 5,6% con la spinta del margine di interesse (+3%) e delle commissioni nette (+3,5%). Sul fronte del capitale il Cet1si attesta al 16,4%, dal 16,3% di giugno, con un «ampio cuscinetto» di liquidità, pari a 680 punti base. Sono valori che secondo Mps non includono gli utili di periodo alla luce della previsione di un pay-out fino al 100% dell'utile netto che il ceo Lovaglio conferma.
Il risultato operativo lordo dei nove mesi sale del 10,2% a 3,46 miliardi di euro, sostenuto dalla crescita dei ricavi, saliti del 5,6% a 6,02 miliardi di euro, alimentati sia dal margine di interesse (+3% a 3,2 miliardi) che dalle commissioni (+3,5% a 1,88 miliardi) e da costi operativi stabili a 2,56 miliardi, con un rapporto cost/income in calo di due punti, al 43%.
Salgono del 15,8% anche i dividendi e proventi da partecipazioni, a quota 529 milioni, principalmente per effetto della maggiore contribuzione della partecipazione in Assicurazioni Generali, e il risultato del trading, che si porta a 355 milioni. In «significativa accelerazione» il risultato operativo lordo del terzo trimestre, che avanza del 14,8% a 1,16 miliardi mentre la flessione rispetto al secondo trimestre (-3,1%) risente della «tipica stagionalità di alcune componenti di ricavi, in parte compensata dalla crescita del margine di interesse (+4,4%)».
«Solido» l'andamento dei volumi nei nove mesi, grazie al focus della rete: gli impieghi sono saliti a oltre 133 miliardi di euro (+6,8% sul 2025), grazie alla spinta dei mutui (5,3 miliardi di euro nei nove mesi) e del credito al consumo (8,1 miliardi). La raccolta totale si attesta a circa 300 miliardi, con costante crescita della raccolta indiretta, supportata da 18 miliardi di euro di flussi lordi di wealth management nei nove mesi 2026.
Il costo del credito è di 38 punti base, a fronte dei 40 punti al 31 dicembre 2025, dopo aver registrato 428 milioni di rettifiche su crediti (423 milioni nel 2025), con una dinamica in linea con la guidance. Lo stock dei crediti deteriorati lordi è stabile a 3,7 miliardi, con un rapporto tra crediti deteriorati lordi e totale del portafoglio al 2,4%, che scende all'1,2% considerando i crediti deteriorati netti, che scontano un livello di copertura del 51%.