«Nell’ultima riunione di politica monetaria abbiamo discusso se alzare di nuovo i tassi, ma abbiamo ritenuto di essere ben posizionati per aspettare e vedere quali numeri, dati e informazioni arriveranno». Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea, guarda a dicembre: «Rivedremo le nostre proiezioni», per capire «se un rialzo sia necessario per conseguire il nostro obiettivo». Ieri, a Milano, la giurista francese ha dialogato con Luciano Fontana, direttore del Corriere, davanti a 600 studenti coinvolti in Young Factor, il progetto di educazione economico-finanziaria promosso dall’Osservatorio for Independent Thinking.
Tanti i temi. A partire dall’inflazione al 4% nell’Eurozona, oltre il 5% in Italia. «È come il motore di un’auto: devi aprire il cofano e vedere come mai il dato è così alto». L’energia, rincarata del 18% nell’area euro e di oltre il 20% in Italia a causa della crisi in Medio Oriente, frena la crescita.
«Poiché l’energia entra in molte cose che facciamo, ha spinto verso l’alto l’insieme dei prezzi». La situazione «probabilmente proseguirà per un certo periodo, fino all’emergere di un effetto base nel confronto annuo». Ma «le cose cambiano estremamente in fretta». Nella Bce ci sono i «falchi», rigorosi sui tassi per contrastare l’inflazione, e le «colombe», più favorevoli a una politica monetaria accomodante. Lagarde rivendica invece il pragmatismo del «gufo»: «Lo sono ancora. Non sono diventata né una colomba né un falco. Negli ultimi sette anni ho visto molte colombe diventare un po’ più falchi e molti falchi diventare un po’ più colombe». Perché l’incertezza economica e politica impone di «guardare alla situazione economica per quella che è, analizzare i dati» senza «farsi condizionare da un’ideologia monetaria».
Poi le domande degli alunni. A chi chiede se una politica monetaria unica possa funzionare in 21 Paesi, Lagarde dice: «Ricordate chi erano i Pigs?».
Portogallo, Italia, Grecia e Spagna, i «malati d’Europa». «Oggi guardateli: sono ai vertici della classifica». Cita poi Irlanda e Cipro e, riferendosi a tutti questi Paesi, aggiunge: «Stanno prosperando». Potrebbero crescere di più e ridurre il debito, ma «la tendenza va nella direzione giusta».
Capire questi cambiamenti è la sfida di Young Factor e, ieri, il presidente dell’Osservatorio Andrea Ceccherini ha presentato Young Factor Europe, già in fase avanzata in Italia, Germania e Spagna e avviato anche in Francia, Paesi Bassi e Portogallo. La piattaforma gratuita offre 50 parole dell’economia in cinque anni, videolezioni e masterclass. In Italia il programma è sostenuto da Intesa Sanpaolo, UniCredit e, dal prossimo anno scolastico, anche Crédit Agricole.
Un’iniziativa apprezzata da Lagarde: «Sono grata all’Osservatorio per il lavoro che sta facendo con Young Factor». L’alfabetizzazione economico-finanziaria è «una componente essenziale della libertà», soprattutto per le donne. La libertà torna quando le viene chiesto perché abbia anticipato di nove mesi il suo addio alla Bce. «Nelle circostanze attuali, in Europa e altrove voglio poter esprimere con maggiore indipendenza opinioni in cui credo fermamente e partecipare a dibattiti che non riguardano la politica monetaria».