Economia

Crisi Electrolux, c’è l’accordo: da 1.719 si scende a 918 esuberi. Tutte uscite incentivate

Crisi Electrolux, c’è l’accordo: da 1.719 si scende a 918 esuberi. Tutte uscite incentivate

Firma di mezzanotte per l’accordo sugli esuberi in Ectrolux. Si parla di 918 uscite volontarie in 3 anni, di cui 406 operai e 512 impiegati. Un risultato importante se si pensa che i licenziamenti annunciati erano 1.719. Gli incentivi all’esodo arriveranno fino a 95 mila euro, commisurati all’anzianità di servizio.
Resta destinato alla chiusura lo stabilimento di Cerreto d’Esi, dove si producono cappe. Ma Electrolux garantirà la continuità produttiva gestita con ammortizzatori sociali fino all’individuazione di un investitore per reindustrializzare del sito. Le persone in ballo qui sono 149.  A Porcia, vicino a Pordenone, l’impegno è a mantenere circa il 70% della produzione di lavasciuga. La produzione a regime complessiva a regime in Italia sarà di 3,2 milioni di pezzi, con 100 milioni di investimenti da parte di Electrolux nel corso del Piano industriale 2027-2029. Oggi si producono 3,6 milioni di pezzi. 

Qualora le uscite superassero gli esuberi concordati (918) c’è impegno dell’azienda a reintegrare personale, dando precedenza a chi ha già lavorato con contratti a tempo determinato o somministrazione, nonché a valutare l’utilizzo di contratti di espansione. L’accordo dovrà essere votato e approvato dai lavoratori dei siti italiani tramite referendum che si terrà nei prossimi giorni. «Se l’accordo sarà approvato dal voto dei lavoratori, dovremo utilizzare le garanzie triennali ottenute - auspicano il segretario generale della Uilm Davide Sperti e il segretario Gianluca Ficco - non solo per consolidare la presenza di Electrolux in Italia, ma anche per aprire con il governo un tavolo di settore sulle cause strutturali della crisi degli elettrodomestici, dal costo insostenibile dell’energia alle distorsioni delle normative europee, che oggi paradossalmente favoriscono le importazioni asiatiche». Ferdinando Uliano e Massimiliano Nobis della Fim: «L’accordo prevede che i volumi complessivi a regime nei quattro stabilimenti (oltre a Cerreto, Porcia, Forlì, Susegana, Solaro) salgano del 30% rispetto a quanto prospettato inizialmente dall’azienda. Nel sito di Porcia si mantiene la produzione delle lavasciuga, scongiurando la delocalizzazione produttiva in Thailandia e impegnando la produzione per almeno 140.000 unità. Vengono mantenuti nel nostro Paese gli enti di ricerca e sviluppo e dell'industrializzazione dei nuovi prodotti, impedendo processi di cessazione di funzioni aziendali». Su nostra richiesta, il Governo si è impegnato a rifinanziare i contratti di espansione, per prevedere nuove assunzioni e potenziare il ricambio generazionale - evidenziano Samuele Lodi e Barbara Tibaldi della Fiom, rispettivamente segretario generale e segretaria con competenza sull’elettrodomestico -. Esprimiamo soddisfazione per l’ipotesi di accordo che costituisce un passo avanti importante nella risoluzione della vertenza».

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