La società Kaz Resources si appresta a quotarsi in Borsa. Il nome non è molto conosciuto, ma alcuni mesi fa, in occasione dell’accordo siglato da Stati Uniti e Kazakistan per lo sfruttamento di uno dei più grandi giacimenti di tungsteno del mondo, era finita al centro delle cronache per i legami con la famiglia Trump. E in particolare per il ruolo dei figli del presidente Donald Jr. ed Eric Trump.
Kaz Resources appartiene al rabbino di origini australiane Pini Althaus ed è la prima azienda statunitense ad aver ottenuto licenze per l’estrazione di minerali critici in Kazakistan. Mentre l’amministrazione Trump negoziava un accordo strategico con il Paese per lo sfruttamento di uno dei più grandi giacimenti di tungsteno ancora inutilizzati al mondo, Donald Trump Jr. ed Eric Trump sono entrati come investitori nell’operazione. Lo aveva rivelato un’inchiesta del New York Times. Secondo quanto ricostruito dal quotidiano, Kaz Resources aveva ottenuto dal governo kazako i diritti di sfruttamento del giacimento dopo una trattativa alla quale avrebbero partecipato, telefonicamente, il presidente Donald Trump, il segretario al Commercio Howard Lutnick e il presidente kazako Kassym-Jomart Tokayev. Poche settimane dopo l'avvio dei negoziati, Donald Jr. ed Eric Trump, attraverso la società Dominari Securities, che ha sede nella Trump Tower a New York, avrebbero acquisito assieme ad altri investitori una quota del 20% del progetto minerario.
Il tungsteno è considerato una materia prima strategica per gli Stati Uniti, che stanno cercando di ridurre la dipendenza dalla Cina nella filiera dei minerali strategici. Il tungsteno è un minerale strategico utilizzato nelle munizioni e nei semiconduttori. Kaz Resources stima che la produzione della miniera potrebbe rappresentare circa il 15% della produzione mondiale di tungsteno e punta ad avviare le operazioni nel 2030. Da qui l’interesse dell’amministrazione Trump per il giacimento. Il Kazakistan, da parte sua, punta a rafforzare i rapporti con Washington come contrappeso all'influenza di Russia e Cina nella regione.
Prima della conclusione dell’accordo tra i due Paesi, l’amministrazione Trump aveva dato un via libera preliminare a un finanziamento federale fino a 1,6 miliardi di dollari a favore di Kaz Resources, scatenando le proteste dei democratici. A luglio, la senatrice democratica Elizabeth Warren aveva inviato delle richieste formali a quattro agenzie federali statunitensi per fare luce su questo pacchetto di aiuti e sul possibile conflitto di interesse tra il ruolo di Trump alla Casa Bianca e gli affari di famiglia.
Ora la società ha fatto sapere di volersi quotare negli Stati Uniti il prossimo anno. L’operazione proposta, del valore di 2 miliardi di dollari, offrirebbe agli investitori un’ulteriore opportunità per sostenere la corsa degli Stati Uniti all’approvvigionamento di materie prime critiche. Qualora la quotazione andasse a buon fine, i figli del presidente dovrebbero detenere una quota di partecipazione di Kaz Resources inferiore all’1% del valore inferiore a 20 milioni di dollari, qualora la società raggiungesse la valutazione ipotizzata.
3 nov 2026 | 16:47