Economia

Banche europee in manovra, ma il risiko degli altri va più lento

Banche europee in manovra, ma il risiko degli altri va più lento

Alla base delle violenze e degli scontri in Francia «c’è la percezione di una mancanza di crescita, che agisce come una sorta di polveriera», ha detto Mario Draghi, ex presidente della Bce, intervistato da Bloomberg. L’ex premier ha osservato come l’Europa nel suo complesso deve fare i conti con una crescita debole o, per meglio dire, con una mancanza di crescita, sebbene la situazione stia registrando un leggero miglioramento. In questa logica le banche e l’aggregazione creditizia hanno un ruolo importante.
Della stessa opinione è anche Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa Sanpaolo. A Torino, durante un incontro sul ruolo sociale delle banche ha ribadito che le aggregazioni, gli investimenti in intelligenza artificiale e il rafforzamento delle strutture finanziarie europee sono leve decisive per sostenere la crescita e affrontare alcune delle grandi sfide che attendono il continente. Gros-Pietro ha richiamato le potenzialità dell’Ai, descrivendola come una tecnologia in grado di accelerare la ricerca scientifica e migliorare la produttività. Per sostenere questa transizione, ha osservato Gros-Pietro, «servono strutture finanziarie solide e capaci di mobilitare capitali ingenti». In questo quadro si inserisce il valore delle aggregazioni creditizie, cioè operazioni in cui due o più banche si uniscono per aumentare dimensione, efficienza e capacità di investimento.

Un altro punto centrale riguarda la capacità di trattenere il risparmio. La Bce, per esempio, continua a incoraggiare il consolidamento: la frammentazione nazionale viene considerata uno dei limiti strutturali del sistema nel Vecchio Continente.
Secondo Francoforte una maggiore attività cross-border permetterebbe alle banche di sfruttare economie di scala, diversificare rischi e ricavi e rafforzare i modelli di business. Mettendosi anche al sicuro dalle mire espansionistiche dei colossi Usa. E il segnale più forte sul risiko Ue è arrivato da Francoforte: la Bce ha autorizzato Unicredit, guidata da Andrea Orcel, a superare il 30% di Commerzbank e aumentare ulteriormente la partecipazione. Completati gli ultimi passaggi regolamentari, attesi per fine anno, piazza Gae Aulenti arriverà a circa il 50% dei diritti di voto e potrà assumere il controllo. Unicredit è già radicata in Germania attraverso Hvb, ma con Commerz cambierebbe scala in uno dei mercati più grandi d’Europa. A Sud Est l’istituto italiano ha già costruito un’altra direttrice di espansione con la greca Alpha Bank, portando a gennaio la partecipazione diretta e i diritti di voto al 29,8 per cento.
Non è un movimento isolato. In Germania ha accelerato anche il Crédit Agricole, che ha appena firmato con il fondo Lone Star l’accordo per acquistare il 100% di Ikb Deutsche Industriebank, banca da 14,3 miliardi di attivi specializzata nel finanziamento del Mittelstand, le pmi. Il prezzo non è stato comunicato, ma dovrebbe superare i 600 milioni. L’operazione segue il lancio di Crédit Agricole Deutschland e rafforza la presenza francese in Germania. In Italia, dove dal 2007 è già strutturata con le ex CariParma e Friuladria, Agricole è salita al 29,3% di Banco Bpm dove c’è chi attende mosse della Banque Verte, una volta tramontata definitivamente l’ops di Mps.

La Germania è diventata uno dei principali terreni di caccia su cui si è concentrato l’iperattivismo delle banche transalpine. A gennaio Crédit Mutuel ha completato l’acquisto del 100% di Oldenburgische Landesbank (Olb) attraverso la controllata di Dusseldorf Targo Deutschland. L’operazione, valutata intorno a 1,7 miliardi, porta nel gruppo francese una banca radicata nel credito alle imprese, nel real estate e nel private banking e consente di affiancare Olb al retail di Targobank. Crédit Mutuel ha definito ormai la Germania il proprio secondo mercato domestico. E sempre dalla Francia si è nuovamente mossa nel risiko europeo anche Bpce, che controlla le reti Banque Populaire e Caisse d’Epargne e che nel ‘25 ha provato a fondere l’asset manager di casa, Natixis, con Generali Investments, operazione poi fallita. Completata a inizio anno l’acquisizione del portoghese Novo Banco, l’istituto guidato da Nicolas Namias ha appena aperto un fronte in Spagna acquistando il 7% di Banco Sabadell, con la possibilità di salire al 9,9%, e chiedere un posto nel board.
Nei mesi scorsi la stessa Zurich, diretta da Mario Greco, ha cercato di tutelare Sabadell durante la scalata poi fallita del Bbva. La compagnia elvetica ha rinforzato l’alleanza nella bancassurance salendo al 5,1% della banca spagnola. In Olanda, dopo i tentativi del 2024, lo Stato ha avviato un nuovo piano per ridurre la quota in Abn Amro dal 20,7% al 10,5%, pacchetto detenuto attraverso il braccio finanziario Nifi. Dopo un lungo turnaround costato oltre 28 miliardi e iniziato con il salvataggio pubblico del 2008 a cui è seguita una rifocalizzazione sulle attività a basso assorbimento di capitale come wealth management e private banking, nel 2015 il governo di Amsterdam aveva aperto i cantieri della privatizzazione, con una lenta discesa dal controllo totale.
Il fondo Cerberus ha incaricato Goldman Sachs e Morgan Stanley di vendere il pacchetto di controllo in Hamburg Commercial Bank, l’ex banca pubblica che, invece, sta valutando il dual track, cioè cessione oppure ritorno in borsa per le controllate Aareal Bank e Auxmoney, fintech attiva nel credito al consumo. Piccoli ma importanti passi verso una vera unione bancaria europea.

4 nov 2026 | 09:36

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