Febbre francese alla Banca centrale europea. Nei prossimi mesi, la temperatura sarà alta: un virus che ha origine a Parigi è entrato nelle torri di Francoforte. Non solo perché Christine Lagarde, nata non lontano dall’Opéra Garnier, ha annunciato le dimissioni anticipate da presidente. Soprattutto perché la ragione del suo passo indietro nasce dalla situazione politica dell’Ottagono e perché la sfida maggiore che la Bce dovrà affrontare nel 2027 saranno i guai di finanza pubblica in Francia.
Lasciare la banca centrale per trasferirsi con ogni probabilità a Cologny — Canton Genève — a guidare il World Economic Forum (quello del summit di Davos) non può essere raccontato come un passo verso una posizione più prestigiosa: c’è qualcosa di più grande e serio a motivare la scelta.
Il mandato di Christine Madeleine Odette Lagarde scade tra un anno, alla fine del prossimo ottobre, ma la presidente abbandonerà il posto il 7 febbraio, dopo la prima riunione del Consiglio dei governatori del 2027. La ragione — non dichiarata ma evidente già durante i mesi passati durante i quali si è speculato delle sue dimissioni — è che in questo modo i governi europei potranno decidere chi la sostituirà già quest’anno invece che all’inizio della prossima estate, come sarebbe stato altrimenti. Perché? Perché da maggio al vertice della Francia ci potrebbe essere Marine Le Pen, la quale non ha una buona opinione degli organismi sovranazionali europei e dell’Eurozona e quindi renderebbe difficile, forse molto complicata, la scelta di un nuovo presidente. In altre parole, una parte dei governi, probabilmente in testa lo stesso Emmanuel Macron, vogliono alzare un muro preventivo, almeno sulle questioni di finanza, per impedire al Rassemblement National di influenzare l’istituzione che sta al centro dell’Eurozona o addirittura di fare deragliare il processo di scelta per il vertice della Bce. Forse comprensibile, ma questo è un primo punto di aumento della temperatura: la destra francese e qualche partito conservatore europeo riterranno antidemocratico operare per mettere fuori gioco un partito che vince le elezioni; addirittura ancora prima che ciò possa accadere.
In più, Lagarde ha spiegato che, affrancata dai vincoli della Bce, potrà esprimersi liberamente su questioni politiche: cioè partecipare alla campagna per le presidenziali francesi. Anche il passaggio senza soluzione di continuità dalla posizione non politica della banca centrale all’impegno elettorale è destinato a sollevare critiche.
Fatto sta che le dimissioni hanno ora aperto la ricerca di chi la sostituirà. Anzi, i 21 governi dell’Eurozona (via Consiglio europeo) dovranno decidere un «pacchetto» corposo di nomine: oltre alla presidente, altri due membri del Comitato esecutivo lasceranno la banca l’anno prossimo, il capo economista Philip Lane il cui mandato scade a fine maggio e Isabel Schnabel che se ne andrà in gennaio, in anticipo di un anno.
Insieme alla posizione di presidente, cambia insomma il cuore del vertice della Bce: il capo economista ha un ruolo centrale nell’analisi che poi conduce alle scelte di politica monetaria (i tassi d’interesse e altro) e Schnabel è responsabile delle operazioni di mercato della banca, per di più è tedesca, cioè una voce che in qualche modo fa sentire l’influenza del Paese più rilevante tra i 21.
Comporre il quadro sarà, come sempre, un’operazione di equilibrismo: al momento, nelle discussioni che sono già iniziate, i candidati più quotati a sostituire Lagarde sono l’ex governatore olandese Klaas Knot e lo spagnolo Pablo Hernández de Cos, oggi general manager della Banca per i regolamenti internazionali, la cosiddetta «banca delle banche centrali». Ma non si tratterà solo di scegliere il nuovo presidente, si dovrà trovare un accordo sull’intero pacchetto e sulle aspettative di Germania, che non ha mai avuto un presidente della Bce ma ha la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, e della stessa Francia, che ha già avuto due presidenti della banca centrale, Lagarde e Jean-Claude Trichet, ma vorrebbe un posto rilevante nel Comitato esecutivo; con altri governi che non desidereranno essere penalizzati, a cominciare da quello spagnolo.
Sarà un mercanteggiare tra governi ancora più caldo del solito, sotto le critiche delle destre francese ed europea. Non solo.
Lagarde lascia la banca centrale mentre la situazione finanziaria europea e globale è in forte tensione: inflazione, tassi d’interesse in rialzo, grandi debiti pubblici, guerre, energia. Ma, soprattutto, la Bce si deve preparare a gestire la crisi di bilancio francese. L’alto deficit pubblico di Parigi nel 2026 e la difficoltà del governo a presentare un budget 2027 che non metta in tensione i mercati sono già ora elementi di crisi che si concretizzano nell’allargarsi dello spread dei titoli di Stato francesi rispetto a quelli tedeschi. La tempesta, però, potrebbe arrivare dopo le elezioni presidenziali del 18 aprile e del 2 maggio.
I due partiti in testa oggi nei sondaggi sono il Rassemblement National, a destra, e la France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon, a sinistra: entrambi hanno programmi di spesa che potrebbero innervosire parecchio i mercati, in più Mélenchon avanza proposte, come la cancellazione dei titoli di debito detenuti dalla banca centrale francese, che porterebbero a un default e a una crisi dell’area euro probabilmente maggiore di quella greca nel 2010. La Bce avrà bisogno di idee e di mani salde per affrontare la possibile bufera in arrivo.
Christine Lagarde ha insomma aperto la finestra al vento francese. Sarebbe entrato comunque, alla banca centrale: è arrivato in anticipo.
3 nov 2026 | 13:44