Intesa Sanpaolo batte le attese del mercato e chiude i primi nove mesi dell’anno con un utile di 8,2 miliardi di euro, in crescita dell'8,1% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Nel terzo trimestre il risultato netto è stato pari a 2,6 miliardi, in aumento rispetto ai 2,3 miliardi dello stesso periodo del 2025. Si tratta dei migliori risultati di sempre, come evidenzia l’ad Carlo Messina. I numeri infatti fanno rivedere in meglio la chiusura d’anno, con una prospettiva di utile netto migliorata a ben oltre 10 miliardi
«nonostante l’impatto fiscale di quasi un miliardo di euro della Legge di Bilancio 2026», precisa Messina. Il gruppo vede «una crescita dei ricavi, trainati principalmente dalle commissioni e dal risultato dell'attività assicurativa; interessi netti in aumento a ben oltre 15 miliardi di euro, con ulteriore crescita significativa nel 2027».
Da gennaio a settembre l’istituto guidato da Messina ha maturato un ritorno cash per gli azionisti pari a 7,8 miliardi, di cui 6,1 miliardi come dividendi con 3,8 miliardi che verranno distribuiti questo mese sotto forma di interim dividend. Il cda ha deliberato il pagamento dell’acconto di cedola per il 25 novembre e lo ha innalzato a 22 centesimi (era 19 centesimi l’anno scorso). A questi si aggiungono il buyback da 2,3 miliardi concluso a ottobre. «Intesa Sanpaolo continua a offrire uno dei rendimenti da dividendo più elevati e sostenibili nel settore bancario europeo. Nel 2026 distribuiremo agli azionisti 9,4 miliardi di euro», ha detto il ceo.
In seguito all’acconto di dividendo, il rapporto di cambio dell’Opas su Monte Paschi è stato adeguato ed è passato da 1,6 azioni Intesa di nuova emissione per ogni azione Mps conferita, a 1,664 azioni, così da neutralizzare integralmente l'effetto dello stacco dell'acconto 2026 che potrebbe far scendere il valore del titolo in Borsa. «Il nuovo gruppo - sottolinea Messina a proposito dell’offerta - potrà conseguire un utile netto superiore a 16 miliardi di euro nel 2029, con distribuzioni complessive agli azionisti stimate in circa 61 miliardi di euro nel periodo 2025-2029, ossia 11 miliardi in più rispetto a quanto previsto dal nostro Piano d’Impresa annunciato a febbraio».
Tornando sul tema imposte, Messina rimarca: «Nei primi nove mesi del 2026 il gruppo ha generato 5,2 miliardi di euro di imposte e ha registrato un impatto di 900 milioni riconducibile agli effetti della Legge di Bilancio per il 2026, in base agli accordi triennali sottoscritti lo scorso anno, sostenendo al tempo stesso l’occupazione e il finanziamento di famiglie e imprese. Il settore finanziario italiano - aggiunge - contribuisce inoltre in misura significativa al finanziamento del debito pubblico. Le banche, le compagnie assicurative e gli altri intermediari finanziari italiani detengono complessivamente quasi 780 miliardi di euro di titoli di Stato italiani».
3 novembre 2026, 14:21 - Aggiornata il 3 novembre 2026 , 14:21