Si accende la contesa per Delfin: almeno tre soggetti stanno lavorando al riassetto della holding che controlla Essilux e ha partecipazioni in Unicredit, Generali e Mps. L’ultimo a venire allo scoperto è stato Leonardo Maria Del Vecchio che ha recapitato una proposta agli altri sette soci per rilevare il 75% della cassaforte lussemburghese. A quanto filtra, però, quattro azionisti avrebbero già inviato a Delfin una lettera per rifiutare la proposta, cosa che, di fatto, rende l’operazione non percorribile. Fra loro, probabilmente, figura Rocco Basilico che ha già respinto una precedente offerta di Leonardo Maria Del Vecchio. Gli altri tre dovrebbero essere Luca, Clemente e Paola Del Vecchio.
L’attuale proposta di Lmdv è di circa 3,7 miliardi per ciascuna quota del 12,5% ed è supportata da Citi. La banca americana ha dato una prima disponibilità ad allestire un finanziamento del valore di 22 miliardi a favore di un veicolo controllata da Lmdv, family office di Leonardo Maria: secondo fonti vicine al dossier, il prestito avrebbe un tasso dell’1,75% e sarebbe garantito dalle stesse azioni Delfin.
Lo schema prevede la possibilità di un pagamento integrale in contanti oppure dilazionato: il 30% subito e in denaro; il 70% in 12-14 mesi, corrisposto in azioni Essilux, cosa che potrebbe ridurre la partecipazione di Delfin nel colosso dell’occhialeria al di sotto dell’attuale 32,4%. «È la proposta più seria che abbia mai fatto», ha scritto Leonardo Maria Del Vecchio in una missiva pubblicata su Qn, quotidiano da lui controllato, proponendo agli altri soci di Delfin un incontro nei prossimi giorni. «Non chiedo a nessuno di rinunciare alle proprie idee – ha sottolineato – chiedo di valutare una soluzione che può tenere insieme chi vuole uscire e chi vuole restare».
Alcuni soci di Delfin potrebbero valutare proposte che riflettano il valore del portafoglio di Delfin, la cui quota in Essilux si è rivalutata del 30% nell’ultimo mese, superando i 28 miliardi. Nel motivare la sua offerta, Leonardo Maria Del Vecchio si è detto convinto che «il futuro di Delfin debba esser deciso da chi ne conosce la storia e ne condivide la responsabilità», ricordando che «la nostra situazione familiare ha attirato l’interesse di soggetti esterni» su una holding al centro del sistema industriale e finanziario italiano. Il riferimento è alla proposta da 30 miliardi del magnate ceco Michal Strnad, patron del produttore di armi Csg, che si è detto pronto a rilevare l’88% di Delfin. Ottenendo un generale rifiuto.
Non è da escludere che, alla luce dell’apparente contendibilità di Delfin, altri investitori possano farsi avanti. Nel frattempo, anche la stessa Delfin sta vagliando uno schema finanziario che le consentirebbe di rilevare fino a due delle otto quote , ossia il 25% della stessa holding. Al lavoro sul progetto sarebbe, in particolare, il gérant délégué Romolo Bardin e nei giorni scorsi cinque banche - Crédit Agricole, Bnp Paribas, Intesa Sanpaolo, Citi e UniCredit – avrebbero manifestato il loro interesse a sostenere l’operazione attraverso lettere di disponibilità creditizia.
La scelta finale sulle varie opzioni in campo spetterà agli eredi che avranno sino a fine marzo per approvare il progetto. E poi, nel caso di via libera, per decidere chi uscirà da Delfin e chi invece resterà socio di lungo periodo della holding. La scadenza è dettata dai tempi stabiliti dal tribunale del Lussemburgo che ha prorogato di sei mesi l’esercizio del diritto di prelazione in capo a Delfin sulle quote di Rocco Basilico, Leonardo Maria e Clemente Del Vecchio.
3 nov 2026 | 07:20